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In memoria di P. Cesare (San Francesco)

In memoria di padre Cesare Bettoni rcj


(san Francesco)


Mi ritengo molto fortunato di aver avuto - anche se solo per due anni - come formatore nello studentato, p. Cesare Bettoni. Il mio primo ricordo di lui risale al 2000 quando, una volta al mese, veniva a Morlupo per fare al nostro piccolo gruppo di prenovizi il ritiro spirituale. La sua semplicità mi affascinava. Nel settembre 2002 sono arrivato a Grottaferrata per iniziare gli studi di filosofia. Alla stazione di Roma Tuscolana è venuto a prendermi con il pulmino lui, accompagnato dal diacono Claudio Marino. Poco prima erano andati a cercare per me un letto su misura :) Ero molto giovane, avevo appena 21 anni, l’età dell’apertura e della curiosità, con tanta voglia di imparare. Da un paio di anni discernevo in me il desiderio per la vita missionaria e trovarmi come maestro e guida uno che ha vissuto 13 anni nelle missioni era il massimo che la provvidenza divina mi poteva preparare. I suoi insegnamenti erano per me autorevoli a tal punto che mi ritrovavo nell’atteggiamento, per così dire, di una spugna che assorbe l’acqua. Qualche compagno criticava quel mio atteggiamento, ma io ero e sono convinto che l’acqua, che assorbivo da p. Cesare, non era quella sporca di una qualsiasi pozzanghera, ma l’acqua viva di un pozzo speciale (cfr. Gv 4,10). In quegli anni a Grottaferrata percepivo con chiarezza che mi trovavo davanti un uomo di esperienza da cui potevo imparare molto. Al di fuori degli incontri comunitari che p. Cesare presiedeva in quanto formatore, mi piaceva tanto stare con lui, in sua compagnia per ascoltarlo, per fargli delle domande e ascoltare i suoi consigli. Ricordo numerosi colloqui nel suo ufficio che frequentavo spesso volentieri, le conversazioni occasionali in gruppo dei confratelli con lui fuori nel piazzale, oppure a tavola nel refettorio, quando tornava la sera da Roma, stanco dopo le riunioni del consiglio generalizio. Stare con i poveri che venivano a pranzo, amare e sforzarsi di vivere la povertà evangelica (per esempio nel vestirsi), apprezzare ammirando i laici che si donano non solo per il bene della propria famiglia ma anche per il bene degli altri, considerare la famiglia rogazionista al di là della circoscrizione di appartenenza, uscire dalla mentalità clericalista…, sono solo alcune tra le cose che per p. Cesare erano capitali e che ha cercato di trasmetterci con l’esempio e con le parole. Per questo e altro provo nei suoi confronti un’immensa gratitudine. Nel Natale 2003 sono venuti a Grottaferrata per qualche giorno i miei genitori. Quando li ho presentati a p. Cesare, ho notato che tra di loro è scattata subito una bella simpatia e stima vicendevole. Nonostante la barriera linguistica, in quei giorni la comunicazione di gesti e sguardi tra i miei genitori e p. Cesare è cresciuta. Come avviene naturalmente, ci si osserva e, anche se non sempre lo si dice ad alta voce, ci si fa l’idea dell’altro. Dopo qualche giorno, mio padre ha detto chiaramente il suo pensiero, definendolo: “san Francesco”. Quando l’ho detto a p. Cesare, lui ha fatto un bel sorriso :) Non so per quale associazione di pensiero, gesto, immagine mio padre ha descritto p. Cesare come san Francesco, ma devo dire, nonostante i suoi limiti come tutti noi pellegrini verso la Gerusalemme celeste, che tale descrizione mi ha trovato d’accordo. Sarà perché l’ha detto mio padre? Non so…:) Ma per la mia personale esperienza con p. Cesare Bettoni posso dire che era un grande: un discepolo del Maestro e un maestro che mi ha insegnato a seguire il Maestro.


Nyanza, 21 maggio 2020


p. Vlastimil Chovanec rcj


 P. Pasquale Albisinni
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